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Pagina 1 di 2 Roma, 12 maggio 2007 - Piazza Navona - Intervento alla manifestazione "Coraggio laico" della Presidente dell'Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia Anna Maffei Com’è che oggi occorre coraggio per essere laici? Ossia per affermare che lo Stato e la chiesa anzi lo Stato e le chiese, anzi lo Stato e le confessioni religiose devono occupare ambiti distinti nel rispetto delle diverse sfere di influenza? Perché dopo 50 anni dalla Costituzione repubblicana questi concetti sono ancora da affermare, anzi ci vuole coraggio per farlo?
Nei giorni scorsi più volte mi è capitato di rispondere alla domanda di qualcuno che sapendo che rappresento una chiesa cristiana mi chiedeva stupito: Ma sei sicura che hai scelto di andare a manifestare nella piazza giusta? Vedi che i credenti stanno tutti di là, tu che ci fai? Anche tu sei contro la famiglia? Vabbè ma dopo tutto si sa, sei protestante! E così è passato il messaggio che questa sia una manifestazione-contro e che se si è cristiani e magari si ha pure una famiglia, bisogna per forza essere dall’altra parte. Qualcuno ha detto e ha scritto che è stato di cattivo gusto convocare una manifestazione-contro o una contro-manifestazione al family day. Ma a ben vedere non è questa la contromanifestazione perché chi è oggi in questa piazza vuole solo affermare in positivo concetti che dovrebbero essere normali per un stato democratico e il principio della laicità è un principio normale per una democrazia moderna. Non ci sarebbe mai stato un family day se non si fosse scelto di dare una dimostrazione di forza per contrastare alcune iniziative legislative come quella sui Dico. Se è stato necessario un raduno come questo in questa piazza e se oggi per affermare un concetto normale come la laicità ci vuole “coraggio”, questo la dice lunga sul clima che stiamo vivendo in questi ultimi anni. Com’è che oggi occorre coraggio per essere laici? Ossia per affermare che lo Stato e la chiesa anzi lo Stato e le chiese, anzi lo Stato e le confessioni religiose devono occupare ambiti distinti nel rispetto delle diverse sfere di influenza? Perché dopo 50 anni dalla Costituzione repubblicana questi concetti sono ancora da affermare, anzi ci vuole coraggio per farlo? E’ che oggi viviamo un brutto clima in cui nel vuoto delle ideologie sono i poteri forti quelli che conducono le danze, e spiccano fra i poteri forti anche le gerarchie cattoliche che si affermano su questioni etiche, sociali e politiche con un monopolio nell’informazione che è impressionante. In un esposto che recentemente abbiamo presentato al garante delle telecomunicazioni abbiamo denunciato che su questioni inerenti l’etica individuale e sociale, e anche su avvenimenti di importanza mondiale che riguardano movimenti religiosi non cattolici, c’è un assoluto silenzio, e anzi spesso l’informazione che passa è distorta e a volte falsa. Per i nostri media, cristianesimo è sinonimo di cattolicesimo sempre e comunque, i pastori sono chiamati “preti”, i culti domenicali, messe, e i martiri del terrorismo sono sempre cattolici anche quando sono protestanti, come è avvenuto recentemente in Turchia o quando nostre chiese vengono date alle fiamme in Iraq o in Nigeria. E sono proprio di queste ore le informazioni false che dicono che il Brasile è invaso da sette protestanti. Ora se sono sette non sono protestanti, se sono protestanti sono chiese cristiane. Può non far piacere che c’è una crescita del protestantesimo latino americano ma è la verità. E così si parla di sette. Questa non è l’informazione di un paese europeo normale.
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